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“Povere Creature!”: il riscatto di quella inopportuna libertà

Tratto dal romanzo di Alasdair Gray e vincitore del Leone d’oro come miglior film a Venezia 2023, “Povere creature!” (Poor things) è sicuramente uno dei film migliori che potrete vedere nel 2024 (ed è attualmente al cinema).

Bella, tra antieroismo e alterità

La figura di Bella (Emma Stone, che è anche produttrice) rappresenta in gran parte il processo di emancipazione femminile. La protagonista passa dall’essere l’eterna bambina controllata dal padre alla donna emancipata che scopre il piacere sessuale e lo ricerca attivamente, che vuole viaggiare, vuole studiare e sceglie di lavorare per sopravvivere invece di essere mantenuta da un uomo (Mark Ruffalo).

Raccontata così sembrerebbe una storia già vista in tante pellicole, alcune anche Disney (e non a caso, forse, visto che la Searchlight Pictures che distribuisce il film è una divisione della Walt Disney Company). Invece “Povere Creature!” è un film geniale che riesce a raccontare alcune crude verità contemporanee attraverso il grottesco: affermare che l’emancipazione avviene solo in ambito femminile potrebbe essere riduttivo. Bella rappresenta molti aspetti dell’alterità, non solo quella femminile.

Tra Tim Burton e Mary Shelley

Nella fase iniziale il racconto è quasi fiabesco, per certi versi alla Tim Burton, ma quella di Bella non è una favola dark: è una storia di mutazione, crescita ed evoluzione che solo apparentemente tralascia i sentimenti. Nel procedere del film – che dura almeno 2 e 21 minuti ma di certo non annoia – Bella ci mostrerà senza filtri la progressiva nascita e comprensione delle sue emozioni: rabbia, tristezza, affetto, e poi anche amore. Un amore che inaspettatamente riscatta il mostro che – per alcuni tratti – ispira questa storia, ovvero il Frankenstein di Mary Shelley. Il diverso, che nel celebre romanzo era stato emarginato dalla società, nel film di Yorgos Lanthimos viene osannato: suscita una curiosità e un’idolatria quasi morbosa. Ma non solo: alla fine suscita anche amore, sotto tutti i punti di vista. E nel farlo, viene sottolineato anche il passaggio generazionale: Bella si emancipa senza avere una particolare consapevolezza del suo ruolo di “diversa” e allo stesso tempo riscatta chi prima di lei hai vissuto questo ruolo, senza mai superarlo del tutto (Willem Dafoe). Non è solo lei a mutare, quindi, ma anche le persone che la circondano e che sono principalmente uomini che riscoprono la propria fragilità, anche se non mancano esempi di violenza. Le donne nel film hanno un ruolo quasi “virgiliano”: accompagnano Bella alla scoperta della verità, anche quella più terribile. E lei non sembra avere alcuna paura di scoprirla.

Il significato (senza spoiler!)

Il messaggio del film è fortissimo perché Bella fa come vuole, senza convenzioni: si può essere amati con tutte le stranezze possibili e immaginabili, ed essere felici. Allo stesso tempo si può amare con forza pur affermando con decisione i propri bisogni e desideri, anche se differenti da quelli dei nostri parenti, amici e amanti. La protagonista non è mai sfiorata dal dubbio di commettere un errore o di calpestare i sentimenti altrui: va dritta per la sua strada in modo quasi sempre spietato.

Potrebbe sembrare un discorso riservato alla vita privata, ma non è assolutamente così: il nostro ruolo – in quanto “animali sociali” – è quello di vivere in una società fatta di regole che spesso ci condizionano e mettono in dubbio in nostri desideri, ma soprattutto ci inducono a perdere la nostra spontaneità. La stessa asimmetria sessuale, nel corso dei secoli, è stata primariamente legata ad un ruolo sociale della donna come proprietà da vendere da padre in marito: in questa pellicola viene spiegato molto bene quello che una donna può fare quando viene lasciata libera di agire, senza essere frenata, inibita e né tantomeno uccisa. E la cornice di uomini e donne attorno a lei è fondamentale per capire che le relazioni sono fondamentali per creare reazioni. Tuttavia, anche se dal punto di vista femminile potrebbe essere facile trovare in Bella un’icona femminista, come scrivevo anche sopra, ritengo che il personaggio possa veicolare messaggi di emancipazione molto più complessi e soprattutto rivolti a target differenti, incluso quello maschile.

In una cultura dell’apparenza che grida “perfezione” 24 ore su 24, le povere creature siamo noi: Bella è un manifesto di libertà, il riscatto dell’inopportuno che rende più felici e più umani. Il film pone la lente di ingrandimento sulle catene invisibili che trasciniamo ogni giorno, coperte da un filtro Instagram.

“Dobbiamo sperimentare ogni cosa, così possiamo conoscere il mondo. […] E quando conosciamo il mondo, allora il mondo è nostro”. 

Povere Creature!

Il trailer

Sappiate che dal trailer non si capisce niente di questo film straordinario, e credo sia stato fatto di proposito per non rovinare la sorpresa al pubblico.

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1 commento su ““Povere Creature!”: il riscatto di quella inopportuna libertà”

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