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Substack: cos’è e come funziona. Le mie opinioni

Non è affatto detto che un bravo scrittore o un bravo giornalista siano in grado di crearsi un blog personale. Eppure, avere uno spazio proprio, libero dalle ingerenze altrui, è una necessità spesso emergente in qualsiasi spirito che non si riconosca troppo in una linea editoriale imposta, o come spesso accade in Italia, non trovi lavoro nel settore, e ripieghi su altro. Chi ama scrivere trova sempre il tempo per farlo. Spesso però si chiede “dove” farlo.

Premessa

Per chiunque ami scrivere, la libertà è solitamente imprescindibile, ma non tutti hanno questa possibilità di espressione. Nel corso degli anni ho visto molti colleghi aprirsi blog che non valorizzavano la loro scrittura. Ma ho visto anche colleghi di digital marketing aprirsi dei siti portfolio malfunzionanti. Perché non è detto che un copywriter o un social media manager debbano capirci di WordPress, hosting e DNS, quindi solitamente o pagano dei professionisti per aver un buon sito oppure si ritrovano con un sito mediocre. O peggio, senza sito.

Insomma, giornalisti, content creator, professionisti del digitale: tutti coloro che scrivono e si occupano di contenuti devono pagare per essere letti, o quantomeno trovati sul web.

C’è il costo dei lavori, dell’hosting, del dominio – questi ultimi due annuali – c’è la manutenzione costante. Chi si affida allo spazio web di WordPress.com – perché non sa cosa sia un hosting o non vuole investirci – spesso ha nel footer del sito un box per la newsletter del blog senza nemmeno sapere cosa sia o come impostarlo. Immagini pixellate, sgranate, impaginazioni inadeguate sono solo alcune delle criticità dei blog “amatoriali”. Molti siti di book blogger sono davvero di basso livello, ed è un peccato per tutte le collaborazioni che portano avanti con le case editrici.

Insomma, non è mica colpa vostra: non è il vostro mestiere saper fare queste cose. 

Substack: blog e newsletter insieme

Ma se vi dicessi che c’è un modo per avere una bella piattaforma di contenuti che è sito, ma è anche una newsletter, che è già pre-impostato e che è pure gratuito? Dovreste assolutamente prendere carta e penna perché, almeno dal 2021, l’utente cerca la notizia di nicchia. Siamo stanchi di leggere le stesse notizie sulle stesse testate. Chiunque cerchi l’approfondimento, solitamente, vaga nel web per trovare delle fonti da seguire. E non è affatto detto che siano fonti main stream. Chiunque abbia qualcosa da dire ma non le competenze tecniche o i soldi per aprirsi un sito, potrebbe rivolgersi a Substack, che consente anche di esportare la propria mailing list e i propri contenuti o di importarli da altre piattaforme, tipo Mailchimp o WordPress.

Substack lancia la app

[Aggiornamento: da Dicembre 2022 vedo la app disponibile anche per Android!]

Attualmente la app è disponibile solo per iphone e ipad. C’è la possibilità di iscriversi per ricevere la notifica quando sarà disponibile su Android. La app è molto carina e consente una lettura senza distrazioni a tutti gli appassionati di newsletter. La parte “discover” è la più interessante per cercare gli argomenti che vogliamo seguire.

substack app discover
Sezione “Discover” della app di Substack

Substack lancia la chat nella app

Funzione che sto ancora testando: secondo la piattaforma gli scrittori e i propri follower dovrebbero poter creare una community e conversare in chat. Non sono ancora così sicura che la funzione mi piaccia, perché la newsletter era intima senza essere invasiva.

Come funziona Substack

Nei paragrafi che seguono aggiorno mano mano tutte le caratteristiche tecniche della piattaforma.

Newsletter e Blog gratis e/o pagamento

Substack è la piattaforma che sta facendo guadagnare i giornalisti americani che hanno deciso di sganciarsi dai giornali. Già, perché può diventare anche una newsletter a pagamento. I vostri lettori, qualora vi affermaste, possono pagare per ricevere i vostri nuovi articoli. Nel frattempo, ogni volta che pubblicate, potete decidere se rendere l’articolo pubblico, come se fosse un blog, o di farlo leggere solo ai vostri iscritti.

Prima leggere e poi iscriversi

Cliccando su un dominio Substack potrete decidere se iscrivervi subito gratuitamente e ricevere le nuove uscite via email o cliccare su “fammi leggere prima”. In questo modo potete decidere di vedere se i contenuti della newsletter in questione sono in linea con i vostri gusti prima di iscrivervi, consultando l’archivio pubblico – se disponibile – o la sezione “about”.

Substack vi fornisce anche il codice da embeddare su altri siti per far iscrivere le persone alla vostra newsletter. Ecco un esempio:

Spiegare i contenuti a pagamento

Nella sezione “about” delle newsletter americane viene sempre spiegata la mission, la cadenza delle newsletter, quali contenuti sono per tutti e quali sono a pagamento: la cosa che adoro dei profili Oltreoceano è la naturalezza (così sconosciuta alla cultura del nostro Paese) con cui gli scrittori dicono che per andare avanti con la newsletter devono essere sostenuti economicamente. Lascio un esempio di Sophie Lucido.

Gestire i pagamenti con Stripe

Substack usa Stripe per gestire le commissioni che i vostri lettori pagano per ricevere le uscite a pagamento. Siete voi a decidere quanto vale economicamente il vostro lavoro: potete impostare una quota mensile, una quota annuale con un piccolo sconto rispetto a quella mensile, oppure una donazione, definita “founding”. Substack consiglia di rendere quest’ultima più alta della quota regolare: il donatore è chi supporta la pubblicazione con una quota extra e si merita delle uscite ad hoc come riconoscimento.

Come smettere di mostrare l’archivio del blog

Laddove si volesse scegliere di non mostrare l’archivio con tutte le newsletter, ma magari solo alcune per invogliare gli utenti ad iscriversi alla newsletter senza avere un blog sempre a disposizione, non è necessario per forza attivare gli utenti a pagamento. Basterà andare in impostazioni, aggiungere un contributore (anche voi stessi con un’altra email), e da questo momento in poi, quando andrete nella sezione “publish” di ogni newsletter, troverete un’opzione in più:

This post is for:

  • Everyone (questo post è visibile a tutti in homepage)
  • Only paid subscribers (questo post è inviato solo a chi paga)
  • Only free subscribers (questo post è inviato solo a chi è iscritto alla newsletter gratis)

Se spuntate la terza opzione avrete una newsletter come le altre, senza l’archivio in modalità blog.

Articoli con autori multipli

Perché non collaborare con un altro autore e scrivere un articolo a più mani? Nell’editor dell’articolo, accanto al nome dell’autore, si può aggiungere quello di un altro collaboratore cliccando sul simbolo “+” e invitandolo via email.

Le sezioni della newsletter

Nelle impostazioni della newsletter è possibile aggiunge una sezione per gestire diverse categorie della stessa pubblicazione. La voce è “add section”. Lo stesso si può fare per i podcast.

Liste utenti

Novità anche per le liste utenti: ora è possibile avere, nello stesso dominio Substack, liste differenti a seconda dei temi che si vogliono trattare. Ottima cosa, visto che Mailchimp ha tolto questa possibilità nel piano gratuito.

Più newsletter con lo stesso account email

Dopo aver creato il proprio profilo e la propria newsletter, è possibile aggiungere altre pubblicazioni attraverso i “settings” del profilo (non quelli della newsletter, mi raccomando).

Temi personalizzabili ma non troppo

Si può cambiare il colore del tema e quindi dei pulsanti per le call to action e inserire un header personalizzato alla propria newsletter, ma Substack resta una piattaforma pulita, senza troppi ghingheri. Questo lo trovo un valore aggiunto per tutti quelli che non hanno voglia o testa da dedicare alla veste di un sito. Il sito è bell’e pronto.

Il menu di navigazione

Si può personalizzare il menu di navigazione della propria pubblicazione dalle impostazioni. Di default ci sono le voci: home, archive, about. Se volete fissare in alto una comunicazione (crea “additional page”) o un’uscita che è andata molto bene, questa nuova funzionalità è utile.

Tema Magazine per sembrare un giornale

Substack si sta trasformando in un vero e proprio giornale: ora è possibile passare per i “settings” e modificare il tema in “Magazine”, ecco un esempio: https://alessiapizzi.substack.com

Editor per scrivere e tipologie di contenuti

Chi si è incartato con i blocchi di Gutenberg su WordPress, su Substack troverà un classico editor dove inserire video, immagini, url e la solita formattazione del testo, inclusi i titoli dei paragrafi. Potete caricare anche gli audio (connettendoli alle vostre piattaforme di podcast) e i video (come file o registrandoli direttamente tramite Substack) per rendere la vita dei pigri molto più semplice. Da Gennaio 2022 i podcast sono stati inseriti anche come voci a parte nel menu di navigazione nella dashboard degli scrittori.

Gestione del dominio

Un esempio di dominio, o meglio di sottodominio, è https://culturamente.substack.com/. In Beta la possibilità di personalizzare il proprio dominio.

Le url degli articoli si popolano seguendo il titolo

https://culturamente.substack.com/p/la-dipendenza-1-pablo-trincia

Qualcuno che conosce le best practices delle url parlanti SEO potrebbe non vederci chiaro, ma l’intento di questa piattaforma è lontano dalle pratiche di ottimizzazione.

La url si genera dal titolo, come una qualsiasi url generata automaticamente su WordPress: allimprovviso-linsulto-elude-le-policy

Anteprime e link alle bozze

Nella bozza dell’articolo è possibile visionare l’anteprima da desktop e da mobile; inoltre si può inviare una email di test e copiare la url di una bozza segreta da inviare per richiedere una revisione o un commento prima della pubblicazione, specialmente se stiamo redigendo un articolo a più mani o un’intervista.

Google Search Console, Google Analytics e Canali di Traffico

Certo, il dominio è personalizzabile fino ad un certo punto; ma la piattaforma in questione si indicizza su Google, ha una tabella di statistiche sul traffico, è addirittura monitorabile da Google Search Console e Google Analytics (questo giusto per chi mastica di lettura dati), ma soprattutto è impostata come un editor di WordPress un po’ più primitivo.

Aggiornamento Ottobre 2021

Mi sono accorta che Substack sta eliminando la “Google site verification”. Ho chiesto delucidazioni al team di supporto e dicono di voler togliere la connessione a Google Search Console. Gli ho chiesto di cambiare idea e dicono che sottoporranno la questione al Product Team.

Aggiornamento Gennaio 2022

Nella sezione “Post”, ora è possibile vedere anche i vari canali da cui deriva il traffico (email, social network, direct, altri siti)

L’ambita fidelizzazione via email

Substack si posiziona su Google, ma il suo intento forse è differente e va verso la fidelizzazione. Quella più intima, quella che ogni produttore di contenuti vorrebbe: l’invito nella propria casella di posta.

Chi si occupa di newsletter a livello professionale lo sa bene: ottenere un’iscrizione, ma soprattutto, mantenerla nel tempo è sintomatico di una conquista quotidiana dei propri lettori. Quanta amarezza quando parte una nostra newsletter e ci arriva la notifica delle disiscrizione!

Come diceva Bradley Cooper a Lady Gaga in “A star is born”:

Se non peschi a fondo nella tua cazzo di anima, non durerai. Te lo assicuro. Se non dici la verità sei fottuta. Non hai altro che te e quello che vuoi dire alle persone. E loro ora ti ascoltano, ma non ti ascolteranno per sempre, fidati. E’ questo il momento. E non chiedere mai scusa, non pensare a perché ti ascoltano o per quanto ti ascolteranno. Devi dire quello che vuoi dire

“A Star is Born”

Non è una citazione aulica, lo so. Ma credo che si stia facendo strada sempre più forte la necessità di leggere cose di un certo valore. La dittatura di Google ha sicuramente schiavizzato gli editori, ma l’utente è sempre libero. E alla fine dei giochi, sarà lui a dettare le nuove regole dei giochi.

Perché usare Substack

Si può usare Substack per qualsiasi motivo. In Italia sono pochissimi a farlo. Leggendo un articolo de Il Post mi sono imbattuta, ad esempio, in Ghinea, una newsletter femminista. Per il web marketing c’è la FastLetter di Giorgio Taverniti, l’ultima anche in formato podcast, davvero piacevole da ascoltare anche quando si hanno 10 minuti da passare a cucinare, a guidare o sui mezzi. Siete appassionati di cybersecurity? Non perdetevi Guerre di Rete della giornalista Carola Frediani.

Solo una piattaforma, o anche un messaggio?

Perché sono qui a parlarvi di Substack, che io – smanettatrice seriale di siti – ho trovato anche un po’ sempliciotto? E forse il bello è proprio questo. Da almeno un paio di mesi sentivo la necessità di liberarmi dalle impalcature a cui mi vincola CulturaMente per la mole di contenuti che produce, e Substack potrebbe essere la risposta alle mie crisi mistiche.

Il messaggio di Substack è proprio un ritorno alla semplicità e alla genuinità delle informazioni. Nell’epoca del clickbait, della corsa alle visualizzazioni, e delle fake news che addirittura coinvolgono l’ambito pandemico in cui ci troviamo a vivere, Substack non ci sta.

Noi crediamo che il contenuto giornalistico abbia valore e non deve essere dato via gratuitamente. Crediamo che quello che leggi conta. E crediamo che sia il momento migliore per sostenere e proteggere questi ideali.

(Substack)

Naturalmente, da bravi italiani lumaconi, dobbiamo prendere questa  informazione con le pinze. Gli americani sono predisposti a queste attività. In Italia non saprei, anzi forse a naso direi di no.

Però mi piace il messaggio.

L’intento è scrittura-centrico

No banner, no layout che distraggono, no plugin. Solo informazioni. Substack sta piano piano aggiungendo nuovi componenti per raffinare la piattaforma, da poco sono spuntati anche i TAGS per identificare il tipo di newsletter. Chissà se resterà così pura o se prenderà strade più complesse…

Lato mio naturalmente sto testando la piattaforma con l’intento di ritrovare una dimensione di scrittura più mia. Un mio tone of voice, un mio usus scribendi. Anche perché alla fine dei giochi, la corsa al clickbait per fare più visualizzazioni ci fa sembrare tanti bambini che corrono per passarsi la staffetta. Non c’è più l’autorevolezza di un tempo, e credetemi io non sono una bontempona.

Semplicemente, per trovare notizie di qualità oggi spesso non possiamo più nemmeno affidarci alle testate nazionali. Siamo schiavi, schiavi della dittatura del web. Bisogna fatturare, bisogna fare views, addirittura ci chiedono di essere pagati a seconda del numero di visualizzazioni che generiamo.

Non può essere solo questo l’unico modo di farsi sentire, anche perché quello che vedo sono notizie sempre uguali. Stessi titoli sensazionalistici, stesse immagini shock, e spesso la frase che tutti ci diciamo amaramente è:

Ah, ma non è Lercio.

E no, non era Lercio.

Lo scrivevo qualche giorno fa su Linkedin: Google Discover mi propina un articolo di Libreriamo su Saffo. Il tema mi è caro visto che ho di recente scritto un libro su di lei. Google, col feed personalizzato, ci prende, mi dovrebbe interessare. Ma cosa trovo nell’articolo? Cinquecento parole buttate là a caso.

E allora, se il futuro dell’informazione è questo… lunga vita a substack!

Unica pecca, forse, il fatto che non ci sia la versione in lingua italiana.

Come spaccare su Substack – video

Sono stata chiamata da Giorgio Taverniti per dare il mio parere, e lo trovate in questo video.

Il caso de La Dipendenza di CulturaMente

Ho fatto un test con la newsletter di CulturaMente e vi confermo che il network di Substack spinge tantissimo le newsletter. Con solo 6 uscite in 8 mesi ho fatto il 230% in più degli iscritti rispetto agli anni precedenti su Mailchimp. Questo mi ha fatto capire che non serve neppure scrivere tutti i mesi per crescere, basta trovare un format che appassioni. Nel mio caso in ogni uscita ho veicolato un podcast di pochi minuti in cui un personaggio della cultura raccontava la sua dipendenza – ovvero ossessione – culturale. Dopodiché riassumevo le uscite più succulente su CulturaMente per dare traffico al sito e guidare gli utenti nella selezione dei contenuti.

N.B. CulturaMente ha chiuso a Novembre 2022, quindi non vi iscrivete alla newsletter! 🙂

Fonte degli iscritti, network e raccomandazioni

Substack indica sempre in modo più dettagliato via email da quale canale arrivano gli iscritti e ho notato che moltissimi arrivavano dal Substack Network. Naturalmente contribuiscono molto anche le “raccomandazioni”, ovvero i link ricevuti dalle altre newsletter che possono raccomandarvi dalle proprie impostazioni (Recommandations blurbs). Questo vi consente di ricevere molti utenti in target, ma non solo. La Dipendenza non è raccomandata solo da newsletter culturali e riceve iscritti anche se raccomandata da chi scrive contenuti differenti: questo accade perché chi si iscrive alla newsletter di qualcuno si fida del suo parere.

Meglio Substack o Get Revenue?

Una domanda che si sono posti in molti, ma a cui oggi c’è una risposta più che semplice visto che Get Revenue ha chiuso definitivamente i battenti.

13 commenti su “Substack: cos’è e come funziona. Le mie opinioni”

    • Ciao Rosario, sono contenta di averti dato informazioni utili. Un solo alert: sto chattando in questi giorni con l’assistenza, vogliono levare la connessione a Google Search Console. Molto molto male!

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  1. Ciao Alessia,
    sono arrivato qui cercando news su Substack. L’idea iniziale era aprire (l’ennesimo) blog su un tema che ultimamente mi sta molto a cuore. Tuttavia la prospettiva di WordPress, che conosco, mi dava la nausea. Quindi sono andato a caccia di qualcosa che fosse più umano. Substack sembra una buona idea, sia perchè non si appropria dei content sia per la facilità di uso. Grazie quindi per la tua precisione, le tue idee sono state molto utili. Non so cosa farò, sto ancora ragionando sul cosa e perchè, ma grazie per le tue infos. Ciao

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    • Ciao Antonio, felice di esserti stata d’aiuto. Aggiungo che monitorare l’iscrizione delle persone al blog/newsletter su Substack dà moltissime soddisfazioni. Considera che io pubblico pochissimo, ma la gente continua ad iscriversi. Secondo me è una piattaforma super dinamica. Fammi sapere come va!

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  2. Grazie per il tuo articolo Alessia io sto valutando se lasciare il mio attuale sito (più una landing page) per passare a substack ma non sono del tutto convita. Secondo te vale la pena?

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  3. Ciao Alessia grazie per articolo io sto valutando se lasciare mio attuale sito sguardoalreale.com (più una landing page) per substack ma non sono del tutto convinta…
    Secondo te vale la pena lanciarsi?

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    • Ciao Lucia, se vuoi portare il tuo punto di vista su Substack e metterti in prima linea come “Lucia” secondo me potrebbe avere senso visto quello che scrivi.
      Dipende un po’ dalla tua missione e da quali canali di traffico trai maggiore traffico.
      Se da Google ricevi poco, e magari ricevi molto dai social e dalla newsletter, potresti anche spostarti senza fare troppo danno.
      Se invece ricevi molto da Google, cambiando dominio perderesti quel traffico senza fare degli opportuni redirect dal vecchio al nuovo dominio Substack. (Onestamente non so se Substack te li fa in automatico).
      Ho letto che puoi avere un dominio personalizzato (e quindi forse inserire su Substack il tuo attuale), ma devi pagare e secondo me non vale la pena.
      Ho anche visto che puoi importare il tuo WordPress per tenere i vecchi articoli: ti lascio una guida> https://support.substack.com/hc/en-us/articles/360037830351-How-do-I-import-my-posts-from-another-platform-such-as-Mailchimp-WordPress-TinyLetter-Revue-or-Medium-.
      Quindi, ecco… fatti queste due domande su missione e canali di traffico e poi fammi sapere che decidi…che ti seguo! 😀

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  4. I blog Italiani sono gli unici al mondo che ancora sono strapieni di testo (inutile per la maggior parte), parole in grassetto (la SEO si è evoluta da un bel po’, sveglia), e una TOC per navigare l’articolo stesso. Mamma mia.

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    • Ciao Vinnie,

      non ho mai letto una guida corta. Questa sarà sempre lunga perché la aggiorno ogni volta che Substack ha un update che mi interessa. Se credi che sia un testo inutile, passa oltre senza problemi: evidentemente sai già tutto su Substack.

      Il grassetto non evidenzia delle parole chiave di posizionamento, ma dei concetti per agevolare il lettore nella leggibilità dell’articolo. A me piace trovare i grassetti nel testo perché mi orientano mentre scorro un articolo velocemente, quindi li trovo utili per chi legge.

      Il TOC a me piace: anche questo è utile per agevolare la user experience nelle guide lunghe, così il lettore arriva subito al capitolo che gli interessa, come se fosse l’indice di un libro o una tesi di laurea. Non è presente in tutti gli articoli, ma solo in quelli in cui serve davvero come supporto. Ovviamente sempre secondo me, perché è il mio blog, quindi assecondo il mio gusto!

      Buon 2023!

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