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Sarò speaker al Non Profit Women Camp 2026 per parlare di bias nell’AI

Due giorni, il 13 e 14 marzo 2026, uniti da uno stesso fil rouge: Resistenti.
Resistenti come le reti informali che tengono insieme il tessuto sociale.
Resistenti come le pratiche di cura, spesso invisibili, che rendono possibile il cambiamento.
Resistenti come le donne che, nel Terzo Settore, continuano a costruire futuro anche quando la narrazione dominante le ignora.

È dentro questo orizzonte che si colloca Resistenza Artificiale, il mio intervento al Non Profit Women Camp 2026.

Dal canone al bias: l’immaginario femminile nell’era artificiale

Chi viene ricordato, chi viene escluso

Per generazioni, i libri di scuola hanno raccontato una storia quasi completamente priva di donne. Non perché le donne non ci fossero, ma perché non venivano considerate degne di memoria, di autorità, di racconto.

Con l’arrivo di internet, abbiamo creduto – forse ingenuamente – che la conoscenza potesse finalmente democratizzarsi. Archivi aperti, voci plurali, accesso diffuso: sembrava l’inizio di una nuova fase.

Oggi, con l’intelligenza artificiale, stiamo entrando in una nuova concentrazione del potere simbolico.

L’illusione della neutralità

I modelli linguistici non nascono dal nulla.
Apprendono da ciò che è stato scritto, pubblicato, riconosciuto come valido.

Il problema non è solo che questi dati siano parziali.
Il problema è che le esclusioni storiche rischiano di diventare bias automatici e invisibili.

L’IA non discrimina per intenzione. Discrimina per eredità. E questo rende il fenomeno ancora più pericoloso: perché ciò che appare neutro diventa difficilissimo da contestare.

Non è solo una questione di memoria

In questo passaggio non è in gioco solo cosa viene ricordato, ma chi può parlare con autorità.

Chi viene citato come fonte?
Chi è considerato esperto?
Chi viene preso come modello?

Se l’intelligenza artificiale è sempre più presente nei processi decisionali, educativi, culturali e politici, allora la sua struttura narrativa diventa una questione di potere.

L’IA sa ordinare, ma non sa aggiungere

C’è una frase che per me sintetizza tutto:

L’intelligenza artificiale può ordinare ciò che conosce, ma non accorgersi di ciò che manca.

Non sa percepire i silenzi. Non sente le assenze.

Per questo la resistenza non può essere solo tecnica.
Deve essere culturale e collettiva.

Resistere significa intervenire

Resistere oggi non vuol dire rifiutare la tecnologia.
Vuol dire abitare l’innovazione con consapevolezza, portando dentro gli algoritmi domande scomode:

  • Chi ha scritto i dati da cui impari?
  • Chi è rimasto fuori?
  • Quali voci stai amplificando?
  • Quali stai silenziando senza saperlo?

Nel Terzo Settore, nelle organizzazioni non profit, nelle reti femminili, abbiamo un ruolo fondamentale: non subire l’IA, ma contribuire a ridisegnarla.

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Alessia Pizzi

Giornalista pubblicista e Digital Marketing Manager (SEO Lead) in PwC Italy, Alessia Pizzi si occupa di Intelligenza Artificiale applicata alla comunicazione, SEO, content strategy e cultura digitale. Divulgatrice tra Internet e Cultura, porta avanti progetti editoriali dedicati alle poetesse dell’antichità, alla storia delle donne e alle trasformazioni dell’informazione nell’era artificiale.

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