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Giornalismo nell’era AI: etica, trasparenza e fiducia. Il mio intervento per l’Ordine dei Giornalisti

Chi decide come ci informiamo nell’era delle risposte AI? È la domanda da cui partirà il mio intervento al seminario di formazione per l’Ordine dei Giornalisti dedicato al rapporto tra giornalismo, intelligenza artificiale, etica, trasparenza e fiducia.

Il prossimo 7 novembre parteciperò come relatrice al seminario “Giornalismo nell’era AI: etica, trasparenza, fiducia”, un’occasione di confronto sulle trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta introducendo nel mondo dell’informazione.

Il mio contributo si concentrerà su un aspetto che considero centrale, sia come giornalista sia come professionista che si occupa di Search e intelligenza artificiale: il modo in cui i sistemi generativi stanno cambiando l’accesso alle fonti e, di conseguenza, le condizioni del pluralismo informativo.

Dalla ricerca delle notizie alle risposte AI

Per molto tempo abbiamo associato la libertà di informazione alla possibilità di pubblicare le notizie. Ma esiste un’altra dimensione altrettanto importante: la possibilità, per i cittadini, di accedere a una pluralità di fonti.

Oggi questo accesso passa sempre più attraverso intermediari tecnologici.

Con i motori di ricerca abbiamo progressivamente delegato agli algoritmi una parte della selezione delle informazioni. Con i social network abbiamo imparato a ricevere notizie attraverso feed personalizzati. Con i sistemi di AI generativa stiamo compiendo un passaggio ulteriore: non deleghiamo soltanto la selezione delle fonti, ma anche una parte della loro sintesi e interpretazione.

L’utente pone una domanda e riceve una risposta che può apparire completa, autorevole e autosufficiente.

Ma quali fonti sono state utilizzate? Quali sono rimaste escluse? E quanto siamo realmente in grado di ricostruire il percorso che ha portato a quella risposta?

L’AI non è uno specchio della realtà. È uno specchio del potere

È una delle riflessioni che porterò al centro del mio intervento. I sistemi di intelligenza artificiale non osservano direttamente tutta la realtà: operano attraverso patrimoni informativi prodotti e selezionati.

Questo significa che le disuguaglianze già presenti nell’ecosistema dell’informazione possono riflettersi anche nelle risposte generate dall’AI.

Non tutte le fonti hanno le stesse possibilità di essere trovate e utilizzate e non tutte le realtà dispongono delle medesime risorse per rendere accessibile il proprio patrimonio informativo. Il rischio riguarda anche il giornalismo locale, le testate indipendenti e le voci meno rappresentate.

Da filologa, riconosco in questo processo una dinamica antica: ciò che viene conservato ha maggiori probabilità di essere tramandato. È uno dei meccanismi attraverso cui si costruisce un canone.

Oggi una dinamica analoga riguarda ciò che viene indicizzato, recuperato e sintetizzato dai sistemi digitali.

Essere pubblicati non significa necessariamente essere visibili. Ed essere visibili non significa automaticamente essere credibili.

Etica, trasparenza e fiducia: le nuove domande del giornalismo

Se una risposta AI cita una fonte, significa che quella fonte è stata verificata?

Se un sistema produce una sintesi apparentemente esaustiva, possiamo considerarla una rappresentazione completa dei fatti?

E soprattutto: di chi ci fidiamo quando leggiamo una risposta generata dall’intelligenza artificiale? Della fonte giornalistica che ha prodotto l’informazione? Del sistema che l’ha selezionata e sintetizzata? O della plausibilità della risposta che leggiamo?

Sono domande che riguardano direttamente il rapporto tra giornalismo e fiducia.

La trasparenza non consiste soltanto nell’indicare una fonte, ma anche nel rendere possibile la verifica delle informazioni. La credibilità non dipende dalla presenza di un contenuto all’interno di una risposta AI, ma dalla qualità del lavoro che ne ha permesso la produzione.

Per questo credo sia necessario distinguere due dimensioni spesso confuse:

La visibilità è una strategia. La credibilità è una responsabilità.

Una strategia della visibilità può essere etica? Credo che questa sia una delle domande più importanti per chi oggi lavora nell’informazione.

Quale ruolo per i giornalisti?

Nel mio intervento proverò a individuare tre direzioni su cui il giornalismo può continuare a costruire il proprio valore: la relazione diretta con il pubblico, la valorizzazione del patrimonio editoriale e la capacità di rendere le fonti riconoscibili nei nuovi ecosistemi informativi.

Parlerò anche dell’importanza di trasformare contenuti editoriali in patrimoni informativi strutturati, verificabili e citabili, portando un esempio tratto dal mio lavoro sull’Osservatorio della poesia femminile contemporanea di Poetessedonne.it.

Non si tratta semplicemente di inseguire nuovi algoritmi o nuove metriche di visibilità.

Si tratta di continuare a produrre informazione originale e affidabile, facendo in modo che possa essere incontrata, riconosciuta e utilizzata anche nei nuovi ambienti digitali.

Perché il giornalismo non può rinunciare alla propria funzione di verifica, interpretazione e responsabilità nei confronti del pubblico.

E perché, come amo ricordare, l’AI non sa sorridere. Può sintetizzare una fonte. Ma qualcuno quella fonte deve ancora costruirla, verificarla, incontrarla, interrogarla.

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Alessia Pizzi

Giornalista pubblicista e Digital Marketing Manager (SEO Lead) in PwC Italy, Alessia Pizzi si occupa di Intelligenza Artificiale applicata alla comunicazione, SEO, content strategy e cultura digitale. Divulgatrice tra Internet e Cultura, porta avanti progetti editoriali dedicati alle poetesse dell’antichità, alla storia delle donne e alle trasformazioni dell’informazione nell’era artificiale.

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