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Visibilità AI: perché certi tool non servono (e cosa conta davvero)

Leggendo la bella newsletter di Francesco Oggiano mi imbatto in Am I Visible on AI, un tool che effettua gratuitamente una analisi tecnica per dire se un sito è visibile e citabile da ChatGPT &Co, ovvero dai cosiddetti AI Engines, i nuovi entry point della ricerca online.

Eseguiamo un’analisi tecnica completa in 6 passaggi per determinare se il tuo sito web è configurato correttamente per l’individuazione e la citazione da parte di ChatGPT, Claude, Perplexity e altri sistemi di intelligenza artificiale.

How it works

Come funziona

Il funzionamento è basato su sei controlli tecnici:

  1. Robots.txt e crawler AI – verifica se i bot delle AI (es. GPTBot) possono accedere al sito.
  2. Accessibilità tecnica – controlla HTTPS, velocità del server, gestione dei redirect e caricamento dei contenuti.
  3. Dati strutturati – analizza la presenza di schema.org (FAQ, HowTo, Product, Article, ecc.).
  4. Struttura dei contenuti – guarda titoli, meta tag, heading, alt text e link interni.
  5. Visibilità – sitemap XML, canonical, feed e perfino il file “llms.txt”, la cui utilità è veramente dubbia.
  6. Punteggio finale – combina tutti i fattori in un “AI Visibility Score”

Una doverosa premessa!

Come ben scrive Giorgio Taverniti nella sua ultima FastLetter, è inutile andare dietro alle sigle del momento, tipo la GEO: essere presenti nei nuovi motori di ricerca AI è sempre un fatto di SEO.

  • Queste sigle sono etichettature: accendono interesse, fanno trend, danno l’idea di novità.
  • Ma alla fine, sotto queste sigle, rimangono le stesse basi del SEO: contenuti, autorevolezza, struttura, chiarezza, reputazione.
  • Non serve avere scritto “AI-visibility” o “GEO ready” da qualche parte se poi il contenuto è superficiale, mal strutturato, ignorato da chi conta.

Il mio feedback da SEO Expert

Ho testato il tool su alessiapizzi.it. Il risultato è una SEO Checklist poco chiara e sicuramente non sufficiente per rendere un sito linkabile nelle risposte degli AI Engines. Qualche esempio:

  1. Aggiungi robots.txt con AI crawler access
  2. Aggiorna robots.txt per sbloccare gli AI crawler
  3. Crea file llms.txt
  4. Aggiungi schema FAQ e HowTo
  5. Ottimizza il tempo di risposta del server

Sono consigli molto generici, ma soprattutto sono alcune delle nozioni base di un’analisi SEO.

Cosa serve davvero per essere visibili nelle AI

Essere menzionati o comparire nelle risposte AI non si ottiene solo con un robots.txt o un JSON-LD corretto. Conta molto di più:

  • Autorità del brand: essere fonte citata e riconosciuta nel settore.
  • Contenuti originali e di qualità: gli LLM attingono da siti considerati affidabili e autorevoli.
  • Presenza nei media e nel dibattito online: citazioni su Wikipedia, fonti giornalistiche, portali verticali.
  • Segnali E-E-A-T (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness) che incidono sulla selezione delle fonti utilizzate.
  • Sperimentare, sempre: una buona strategia SEO cambia nel tempo in base a evidenze data driven e continui fine tuning. Chi vi promette il contrario, mente.

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Conclusione

“Am I Visible on AI?” si presenta come strumento innovativo ma, alla prova dei fatti, è un SEO checker basilare mascherato da tool AI.

Esistono strumenti, già usati dagli esperti del settore, che possono essere usati per misurare la presenza su AI Overview e sugli AI Engines per creare delle reportistiche avanzate. Non fatevi fregare!

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Alessia Pizzi

Giornalista pubblicista e Digital Marketing Manager (SEO Lead) in PwC Italy, Alessia Pizzi si occupa di Intelligenza Artificiale applicata alla comunicazione, SEO, content strategy e cultura digitale. Divulgatrice tra Internet e Cultura, porta avanti progetti editoriali dedicati alle poetesse dell’antichità, alla storia delle donne e alle trasformazioni dell’informazione nell’era artificiale.

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