A distanza di undici anni dalla sua discussione, la mia tesi di laurea è stata premiata con il secondo posto al concorso letterario “Her Story”, promosso dall’Università Unibrè e ideato da Silvia Ripà. Un riconoscimento che mi onora e che conferma il valore duraturo della ricerca umanistica quando riesce a dialogare con il presente.
La tesi
Il mio lavoro, dal titolo «μνάσασθαί τινά φαιμ’ ἔτι κἄτερον ἀμμέων» (Saffo, fr. 147 L.-P.). Voci e maschere femminili in età ellenistica, è nato con l’intento di restituire centralità e dignità intellettuale a poetesse spesso marginalizzate nella storia della letteratura: Erinna, Anite e Nosside.
Al centro della mia ricerca ci sono anche le cosiddette poetesse vaganti, figure che, nella letteratura antica, incarnano per la prima volta la possibilità per una donna di uscire dal privato e dal domestico, per affacciarsi sulla scena pubblica.
Saffo non è stata l’unica donna geniale nella letteratura greca!
Infine, ho voluto dare anche uno spaccato di come i poeti mecenati celebrano nuovi personaggi femminili per compiacere le regine ellenistiche: ecco che troviamo in scena Medea con Apollonio Rodio, Artemide ed Ecale con Callimaco, fattucchiere e cantanti negli idilli di Teocrito.
L’emancipazione femminile in età ellenistica è frutto di un cambiamento culturale importante che ricostruisce la “complessità” della donna, non più solo brava madre, brava sposa e brava sorella come era stata nell’antichità.
Lo studio a Oxford
Questo studio, sviluppato nell’ambito della laurea magistrale in Filologia, Letteratura e Storia dell’Antichità presso l’Università Roma Tre, ha preso forma anche grazie a un periodo di ricerca a Oxford, reso possibile da un bando di mobilità internazionale. Da lì, il progetto si è ampliato: oggi vive anche fuori dall’ambito accademico, attraverso attività di divulgazione, la scrittura di una pièce teatrale “Qualcuno si ricorderà di noi” e la realizzazione del sito poetessedonne.it (“Poetesse: Donne da Ricordare”), pensato come primo censimento della poetesse antiche e contemporanee, assenti dai libri di scuola.
Credo che questo percorso si inserisca nel quadro della riscrittura di una storia inclusiva, dove le presenze femminili non sono più ombre marginali, ma protagoniste attive.
Come ci ricorda Saffo nel verso che dà titolo alla tesi: «io dico che un giorno qualcuno si ricorderà di noi».
Sono profondamente grata a chi ha reso possibile questo cammino: l’Università Roma Tre, per l’opportunità di formazione e ricerca, la mia relatrice Adele Teresa Cozzoli e il mio correlatore Massimo Giuseppetti, che hanno sostenuto questo lavoro con passione e rigore.
E naturalmente, grazie a Her Story per aver creato uno spazio dove le parole delle donne – antiche e contemporanee – possono continuare a essere ricordate.
