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La poesia non può ferirmi

La poesia non può ferirmi è una raccolta nata dalla contemplazione della vita, dell’amore, dell’assenza e della memoria in un mondo che ci impone continuamente di correre.

Viviamo in un’epoca veloce, performativa, quasi incapace di fermarsi davvero davanti alle emozioni. Ho scritto queste poesie proprio nel tentativo opposto: osservare il dolore senza scappare, attraversare la malinconia senza doverla necessariamente risolvere.

Questa raccolta parla di relazioni, desiderio, nostalgia, erotismo, solitudine e femminilità. Parla delle estati romane, dei silenzi, dei ritorni mancati, delle notti insonni e di tutto ciò che resta dentro anche quando sembra ormai passato.

Le poesie oscillano continuamente tra intimità e distanza: da un lato la scrittura diventa rifugio, dall’altro prende forma un lento distacco emotivo, quasi come se ogni verso appartenesse già a un ricordo o a un sogno. Per questo l’impossibilità della poesia di ferirmi è duplice.

All’interno del libro convivono immagini quotidiane e riferimenti mitologici, amore e rabbia, fragilità e ironia. Alcuni testi nascono da esperienze profondamente personali, altri da riflessioni più universali sul nostro tempo e sul modo in cui viviamo i sentimenti.

Il libro si apre con una dedica a Giulia Cecchettin, figura simbolica di una riflessione necessaria sull’amore deformato dal possesso e dalla violenza.

La poesia non può ferirmi è pubblicato da ERETICA Edizioni.

Dove acquistarlo

Il libro è acquistabile in anteprima direttamente sul sito di ERETICA Edizioni ed è disponibile anche su Amazon.

Per me questa raccolta rappresenta un’esposizione emotiva totale, ma anche un modo per restituire valore alla lentezza, alla contemplazione e alla scrittura poetica come spazio autentico di resistenza interiore.

Goodreads

Trovi il libro anche su Goodreads, se lo usi puoi lasciarmi una recensione, come ha fatto Davide:

Poesie uscite dalla fucina di un’Urbe onirica, popolata tanto di animali quanto di sogni antichi. Anche l’eros che trasuda dalle pagine è ambivalente, passione carnale e terrena ma anche un essere divino, come ci insegnano i Greci; e proprio dei Greci abbondano i miti e le immagini, quelle di Dafne e Medea, di Platone e Saffo, rovesciati e rimestati con ardore. Una raccolta vivace e immaginifica.

Rassegna stampa

900Letterario, La poesia non può ferirmi

Chiara Rantini, La poesia non può ferirmi

Poetesse Donne, La poesia non può ferirmi

Pioggia Obliqua, La poesia non può ferirmi

SpazioNews24, La poesia non può ferirmi: il dolore diventa voce viva

Chiara Ricci, Letto per voi… La poesia non può ferirmi di Alessia Pizzi

Brainstorming culturale, La poesia non può ferirmi: la contemplazione della vita

Alessandra Leone, poetessa, scrive: “Una poesia forte, energica, senza mezze misure […]. Introspezione dell’anima, ma anche denuncia. Arriva al cuore e allo stomaco, stringendoli entrambi. Amo la poesia che non si perde troppo tra parole e metafore!

Jessica Malagreca, giornalista e poetessa, scrive:

Ho da poco finito di leggere la raccolta di poesie di Alessia Pizzi «La poesia non può ferirmi». Non una semplice silloge poetica, bensì un pugno allo stomaco ad ogni parola letta, già iniziando dalla dedica a Giulia Cecchettin, simbolo di un dolore collettivo che riguarda ogni donna vittima dell’amore malato e ossessivo che considera la donna come una proprietà privata.

In un’epoca che ci vuole costantemente “performanti” e veloci, Alessia Pizzi rivendica il diritto alla lentezza e alla contemplazione del dolore. La poesia, qui, non “ferisce” non perché sia innocua, ma perché arriva dopo la ferita.

Nonostante ciò, fin dalla prima poesia ho sentito l’anima devastata; un vortice di parole, sentimenti ed emozioni che scombussolano.

La poetessa parla di amore, di mancanze e di dolori ma non solo. In alcuni versi ci porta con sé nelle estati romane, tra notti insonni e riti mancati. Una voglia di ricominciare anche quando sembra che non ci sia più nulla ad aspettare.

Un ruolo particolare assume la formazione filologica classica della scrittrice, grazie alla quale figure centrali della mitologia come Medea, Dafne, Narciso dialogano col presente.

In un mondo dove dobbiamo sempre correre e far finta che vada tutto bene, queste poesie sono un invito a fermarsi e respirare.

« La poesia non può ferirmi » non è solo un libro da leggere, è un posto dove rifugiarsi quando fuori c’è troppo caos.

Nota critica a cura della poetessa Gabriella Paci

La poesia non può ferirmi “(Eretica edizioni 2026) di Alessia Pizzi è una silloge che appare da subito una sorta di “Canzoniere d’amore “o di diario in quanto le liriche in essa contenute raccontano stati d’animo ed emozioni che si accavallano e si dipanano nei giorni. Come già ebbe a fare Petrarca, questa è appunto una disamina degli effetti che il sentimento d’amore esercita sull’autrice.

Il titolo”La poesia non può ferirmi” appare quasi voler far assurgere la poesia ad una sorta di “salvagente” in quanto la parola diventa un’esteriorizzazione del dolore, della ferita, e, dunque ,un mezzo “che permette di contemplare, dall’esterno, cio’ che genera malessere e angoscia, dare una forma, una consistenza a un “quid” che è dominante per dominarlo. Tale titolo e la dedica” a Giulia Cecchettin” uccisa dal suo ex , facevano già presagire, prima della lettura dei testi poetici, quanto profonda sia la ferita e lo strazio dovuti ad un amore negato : si muore, par voler dire l’autrice, in modo fisico ma si può anche morire psicologicamente ed emotivamente.

La poesia, lo dice nella premessa la stessa Pizzi, è anche pausa, riflessione, è “agita” e non è” azione” nel senso tradizionale del termine e, attraverso la parola del ricordo, si fa anche placebo, come del resto lo era per il grande Leopardi, cantore dell’infelicità del vivere e dell’amare.

Già nella lirica “Il foglio bianco “(pg11) il riempire il foglio è sia dolorosa incidenza e cura nello stesso tempo: come un vulcano che erutta, tutto il fuoco di dentro vi si riversa e in un certo senso, libera .

L’amore è estrema dolcezza ;”lei finalmente accolta/lui perso negli occhi ma è anche “mostro” che divora (vedi “gatti al tramonto” a pag 13) e fa perdere il senso e il controllo del sé e questo specie se è un sentimento che invade cuore e mente e si fa anche desiderio fisico, come in “Ancora donna” dove la richiesta si fa esplicita, nuda, senza ritegno o paludamento alcuno. L’illusione di essere ancora desiderata e amata rompe qualunque schema. Eros che ritorna in “Fantasmi dell’universo “ (pg 29) dove la gelosia diventa visione dolorosa del rapporto con l’altra donna e si esprime ancora una volta in termini netti e fisici.

Ma la poesia è sì sogno, idealizzazione, fantasia ma anche realtà, poco importa se fuori o dentro di noi. L’autrice ci parla infatti della sua realtà interiore anche dove gli elementi esterni, gatti, nuvole, fiori, sono solo un mezzo, un “correlativo oggettivo”per tornare a parlare dell’amore negato.

“Solo Poesia”(pag 55) può colmare il vuoto che amore ed erotismo hanno scavato? Quel “Solo” è ripiego o valore assoluto? Lo sconforto in “Buco nel mare” pare precipitare in un desiderio di morte ,di annullamento totale per non soffrire più. Poi in “Silenzio “ l’autrice si riappacifica con il sé, nel ricordo dolce/amaro o in “Narciso” dove l’amore è solo autoreferenziale …si specchia nell’acqua/di se stesso.

Domande ,risposte date o solo cercate con un linguaggio scevro da virtuosismi o lessico aulico eppure nella sua asciuttezza, elegante con richiami classici che testimoniano la cultura dell’autrice che si fa parola d’uso comune, naturale per chi scrive.

Si legge d’un fiato, lirica dopo lirica questa breve raccolta di Alessia Pizzi che comunica in modo chiaro uno stato d’animo che diventa condivisibile per quanti conoscono o hanno conosciuto la passione d’amore e che ricorda l’Odi et amo” di Catullo, dove si alternano dichiarazioni d’amore e scatti di rabbia e di recriminazione verso chi, senza troppo riguardo e in modo direi “spietato” si rende responsabile di turbare tanto profondamente l’innamorata rendendola “Serva d’amore”(pag 71).

Per fortuna, la raccolta si chiude con “Libellula” …”plano sul futuro/come libellula/leggera, vivace”e, anche se la ferita non è ancora rimarginata, questa poesia rende conto almeno della volontà di recupero e del ruolo salvifico della parola poetica, che si fa rimedio quando la si scrive e la si condivide con gli altri in una sorta di manifesto dell’interiorità che è di chi scrive ma che è di tutti.