Una selezione di componimenti, estratti dalla mia raccolta Poesie sul tavolo, esce in traduzione rumena.
La nuova edizione tradotta in rumeno 2025
Una selezione di poesie, tradotta con grande sensibilità dalla poetessa Eliza Macadan, viene pubblicata in formato plaquette da Eikon e Cosmopoli Editura. Si tratta di un piccolo grande passo che porta le mie poesie oltre i confini linguistici e culturali, aprendole a nuovi lettori e a nuove interpretazioni.
Il lavoro di traduzione poetica non è mai un semplice esercizio di trasposizione: significa ricreare ritmo, immagini ed emozioni in un’altra lingua. Con Eliza Macadan, che ho anche recentemente intervistato, trovo un ponte autentico, capace di mantenere viva l’essenza del testo e, al tempo stesso, di offrirgli una nuova voce, risonante nella musicalità del rumeno.
Il formato plaquette
La forma della plaquette è scelta proprio per sottolineare l’intimità di questa raccolta: un libretto agile, da portare con sé e da leggere in momenti diversi della giornata, come un piccolo oggetto prezioso.
Ringrazio di cuore Eikon e Cosmopoli Editura per credere in questo progetto e per accogliere le mie poesie nel loro catalogo.
E un grazie speciale a Eliza per dare nuova linfa ai miei testi, aprendoli a un dialogo che va oltre le barriere linguistiche.
L’uscita in Romania segna un momento di gioia e di condivisione: la poesia che viaggia e che incontra altri sguardi è, per me, la conferma della sua forza universale.
Nota critica della poetessa Gabriella Paci
“Poesie sul tavolo”editura Cosmopolitan è la silloge in lingua italiana, tradotta anche in rumeno da Eliza Macadam, di Alessia Pizzi. Se il titolo di norma già dice molto dell’autore o comunque della sua specifica raccolta, questo pare indicare un’offerta di lettura, dato che sul tavolo si pone ciò che può essere preso. Ma è anche indice di “familiarità”, di semplicità, schiettezza perché fa venire in mente un tavolo di cucina o del salottino dove si posa qualcosa di accessibile a chi è di casa.
E’ vero anche che la poesia è quasi sempre rivelatrice dell’animo di chi la scrive, e questo caso lo conferma appieno. Si scrive per esprimere un’opinione, uno stato d’animo, un sentimento, un dubbio esistenziale o relazionale, per comunicare agli altri, insomma, quello che si è o si prova, utilizzando la parola come mezzo comunicativo; è quanto fa anche Alessia Pizzi.
La poesia, tuttavia, deve anche lasciare un margine di libertà interpretativa in chi la legge, in modo tale che possa farla sua e ”viverla”. E’ questa la mia posizione nei confronti della silloge “Poesie sul tavolo” dove le poesie non hanno titolo ma si identificano dal numero della pagina e questo già è indice di libertà interpretativa in quanto ogni titolo è, come detto, rivelatore delle intenzioni dell’autore.
Sono poesie spesso brevi, quasi epigrammatiche, asciutte nell’uso stringato dei termini, come sentenze emesse da chi si trova a dover gestire uno stato emozionale che ha bisogno di “uscire” più che di dire . C’è un’ironia amara, di stampo pirandelliano come nei versi di pag 7 …”la vita è per chi balla/sulla lava/pur sapendo che scotta/la vita è per chi ama le stelle e sa/che non cadranno” o a pag 9 …”Quanti affanni digeriti con il vino”. Da subito si evince una profonda disillusione e inquietudine esistenziale dovuta ,forse, a un sentimento d’amore tradito, che lascia un solco profondo nell’animo e colora a tinte fosche il vivere. Pare di trovarsi davanti ad una sorta di diario, dove si annotano le sensazioni e i sentimenti che giornalmente si provano, e in questo caso sono quasi esclusivamente dolorosi. Anche la poesia stessa appare inefficace eppure forse capace di alleviare”.. non valgono/un soldino/le rime di me/ma spargile/ovunque vorrai…” ed ecco allora l’invito a condividerla (pag 27)
Ma, del resto, è giusto sottolineare che quasi tutta la migliore produzione poetica antica da Dante in poi e moderna ha fatto del dolore e del ”male di vivere” montaliano il tema ispiratore per eccellenza perché il malessere è la spinta emozionale che ha bisogno, prima di ogni altra, di essere esplicitata, per divenire quasi terapia al dolore. Quando si ricorre ad uno psicoterapeuta infatti lo si fa perché si ha bisogno di esternare una situazione angosciosa e la parola è essa stessa “catartica” e aiuta a renderci consapevoli e a farci meglio gestire certe emozioni troppo intense per essere trattenute rendendole maggiormente dominabili razionalmente.
E dunque ci dice ancora Alessia Pizzi …quante forze per valere qualcosa..(pag11); -..la vita è un soffio/sul dente di leone /c’è troppa fatica /c’è troppa urgenza”(pag15)…” racconta (musa) le botte dell’anma /che il dolore sia di vita/maestro, le lotte una guida/l’amore soltanto una rima (pag 21)
C’è insomma, in questa silloge, un’anima che appare sofferente, disillusa e amareggiata anche se trapela sempre, come già il grande Leopardi ha insegnato, un grande attaccamento alla vita e una speranza che si rinnova anche se ora” (il cuore) ha lo spessore /di un livido: pulsa nelle vene ,nel ventre, mi fa colore .. (Pag 23)”…Ma ci scommetto che non morirò (pag 33).
In sintesi una silloge immediata, cruda, veritiera e di grande efficacia comunicativa.
Le poesie sono scritte, come si evince dai versi riportati, facendo uso di un linguaggio chiaro e quotidiano ma non esente da metafore e assonanze, anche se non la definirei decisamente lirica nel senso tradizionale del termine.