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Prefazioni

prefazioni libri scritte da Alessia Pizzi

Scrivere una prefazione è sempre un atto di fiducia reciproca. La prima occasione è arrivata in modo del tutto inatteso: un giorno, mentre uscivo dalla stazione di Roma Ostiense, mi imbattei in un banchetto di bookcrossing gestito da Monica Maggi e Dona Amati. Non sapevo ancora che quell’incontro avrebbe segnato il mio futuro editoriale: con Dona avrei portato in giro le poetesse dell’antichità, avrei pubblicato il mio primo corto teatrale e, poco dopo, avrei scritto la mia prima prefazione.

Da Partita a Il blu e il rosso, ogni prefazione è stata un’estensione naturale del mio lavoro sulla parola: una forma di dialogo con i testi e con le autrici e gli autori che li hanno generati.


Partita, Simone Di Biasio

Fusibilia Libri (2016)

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Prefazione: Questioni di Ero(t)ismo Contemporaneo

Il monologo poetico di Simone Di Biasio immagina un finale alternativo per Penelope. E se al ritorno di Ulisse lei non fosse più lì ad aspettarlo?
Una riscrittura che dialoga con l’immaginario omerico e con i modelli femminili cristallizzati nei secoli.

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Un estratto dalla mia prefazione, “Questioni di Ero(t)ismo Contemporaneo”:

Non serve aver letto l’intero ciclo omerico per conoscere la storia di Odisseo e Penelope, non serve avere una laurea specifica per comprenderne il significato. Che siano esistiti veramente oppure no, che abbiano regnato realmente sull’isola di Itaca, che siano stati coinvolti in una – successivamente romanzata – guerra di Troia, non ci è dato saperlo.

Quello che sappiamo con certezza, però, è che questo mitologico rapporto ha messo radici nell’immaginario umano, elevandosi come una quercia indistruttibile e resistente alle calamità del tempo, divenendo paradigma – non così positivo – del rapporto tra uomo e donna, come tanti altri exempla tratti dallo stesso conosciutissimo epos. Per questo motivo parlare di Penelope nel XXI secolo significa dover fare i conti prima di tutto con una serie di stratificazioni ideologiche. Poiché, nonostante l’Odissea le abbia regalato una fama imperitura, il personaggio è vittima di una serie di cristallizzazioni accumulatesi di generazione in generazione. […]

Nel rispetto dell’acclamata tradizione precedente, Simone di Biasio fa un passo in avanti, offrendo la parola d’amore a chi nel ciclo d’appartenenza non aveva avuto l’opportunità di aprire il proprio cuore, nella fattispecie gli eroi omerici. […] Penelope è partita, ha abbandonato la gabbia angusta di cui fu schiava per un ventennio: l’onta dei numerosi tradimenti, legittimati da una mentalità ingiusta, è stata vendicata, l’offesa è stata ripagata.

Il blu e il rosso, Barbara Gabriella Renzi e Chiara Rantini

L’erudita, 2021
Prefazione: L’abbraccio dicotomico

Questa prefazione nasce da una sinergia coltivata negli anni attraverso Culturamente.it. Barbara Gabriella Renzi, già redattrice del sito, mi ha chiesto di introdurre questa silloge poetica costruita come un dialogo sinfonico a due voci.

Un estratto della mia prefazione, “L’abbraccio dicotomico”:

Il Blu e il Rosso è una silloge poetica dominata dalla dicotomia, e non solo per i colori a contrasto del titolo. Due sono le penne autrici, quella di Barbara Gabriella Renzi e Chiara Rantini, e due sono anche le dimensioni in cui si muove la suggestione poetica, oltre il concetto del colore freddo e di quello caldo, comunemente associabili a emozioni contrastanti. Tra freddezza e calore si muovono gli stati d’animo: malinconia e speranza.

Ma non solo. La duplicità risiede anche nel racconto poetico dell’esperienza, che ondeggia tra la dimensione umana e quella naturale. Il paesaggio è lirico, tra mari e boschi, treni e cieli, e accoglie la narrazione non solo come ambiente, ma anche come metafora di sentimento.

Ecco quindi che ci si specchia “nel lago dell’anima”, che sopraggiunge un “pensiero di sabbia, che la foresta viene addirittura antropomorfizzata per “sussurrare casta” i sogni; un ricordo d’infanzia si adagia sul “tappeto del vento” e un’isola è “alata in colonne di basalto”.  C’è un pizzico di magia: ma il trucco non c’è. È “polvere di pioppo” a far risorgere il verde, non servono le fate per l’arrivo di una “Effimera primavera”: l’incanto è tutto intorno a noi. Il mondo naturale e animale diventano strumento per raccontare l’animo umano e, l’animo umano, a sua volta, si rispecchia in ciò che vede al di fuori di sé.

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