Diversità, questa sconosciuta (a teatro)

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Creare un nuovo pubblico di giovani raccontando storie basate su dati reali. Questa la missione de “La Classe”.

Unire realtà differenti per trasmettere un unico messaggio. Utilizzare dati ricavati da una ricerca internazionale per realizzare uno spettacolo che scava nella paura umana, prettamente adolescenziale, per poi analizzare il concetto di “diverso”, magari esorcizzarlo. Nasce così lo spettacolo di Vincenzo Manna, in scena dal 18 marzo al Teatro Marconi di Roma. E’ un vero e proprio esempio di data storytelling: i dati, appunto, sono stati forniti da Tecnè, che ha deciso di rendere “L’Italia dei numeri” fruibile a tutti attraverso lo spettacolo dal vivo.

Il dato scientifico letto esclusivamente come numero è leggibile in un’unica sfaccettatura, se noi lo rendiamo dramatis personae diventa comprensibile da più punti di vista.

Con queste parole Andrea Paolotti, protagonista dello spettacolo, mi racconta l’esperimento de “La Classe”. Anche Società per Attori, altra realtà attiva nel progetto, è alla ricerca di qualcosa di nuovo, come Tecnè. Più precisamente vuole rinnovare il pubblico teatrale potenziando i contenuti raccontati, coinvolgendo gli studenti della regione Lazio in tutto l’iter della ricerca-spettacolo.

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La storia mette al centro un professore di origini straniere e alcuni ragazzi problematici. Il tutto nella cornice di una città contemporanea che accoglie un campo profughi (non senza problemi ovviamente.)

Il personaggio si chiama Albert ed è un omaggio a Camus, autore de “Lo Straniero”.

Protagonista indiscussa è la paura.

E la paura solitamente è legata a ciò che non si conosce. In questo caso a ciò che definiamo “straniero”. Per questo motivo la realizzazione dello spettacolo è stata affiancata da incontri formativi nelle scuole, supportati anche da SIRP e Amnesty International, con l’intento di sensibilizzare i giovanissimi.

Si tratta di una tragedia contemporanea. E quindi caratterizzata da profili molto meno definiti e quindi molto più complessi di quelli della tragedia classica.

Il teatro, conclude Andrea, è “Una delle poche esperienze sociali rimaste”. Ecco perché è così importante tentare di rinnovarlo e arricchirlo con iniziative di questo tipo. Un po’ straniere, forse. Un po’ aliene.

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