La mia Torino

salone del libro di torino 2017

Se sei una librofila incallita, la prima mossa intelligente da fare con un tesserino da giornalista in mano è chiedere l’accredito per il Salone del Libro di Torino.

Nel mio caso era anche un’occasione per ringraziare di persona tutti gli uffici stampa che mandano libri alla redazione di CulturaMente, oltre che per assistere alle conferenze e, ovviamente, vedere Torino.

PARTENZA HORROR

Poteva essere un viaggio comune, ma non lo è stato. Si inizia con l’incubo sul Freccia Rossa. Sono collocata nei posti a quattro, a fianco a me non c’è nessuno. Un signore chiede se il posto è libero (quindi evidentemente non era il SUO posto), si siede e inizia una diretta Facebook.

Non è una diretta Facebook qualunque perché il signore è sordomuto. Quindi inizia a comunicare con il linguaggio dei segni di fronte allo schermo del cellulare, in modalità selfie. Fin qui tutto molto interessante per il mio sguardo curioso, finché non inizio a sentire un tanfo terribile. Vengo soffocata da un odore rancido ineffabile. Più il signore si agita con le braccia per fare i segni, più sento i conati di vomito che salgono inesorabili.

Allora mi schiaccio contro il finestrino, mi copro il naso col cappuccio della giacca e vedo il riflesso dei due signori seduti di fronte a noi. Il primo sembra non cogliere la puzza, mentre il secondo inizia a lacrimare, a toccarsi il viso, palesemente in difficoltà.

Resisto per due lunghe ore, ma il viaggio per Torino ne dura quattro. Il signore, dopo la diretta Facebook, inizia a comunicare con il linguaggio dei segni con una signora seduta due o tre posti più avanti. Col frenetico movimento dei suoi arti la mia nausea diventa impossibile. L’odore si sprigiona sempre più aggressivo. Vorrei gridare BASTA.

Presa da un raptus (soprattutto per i 60 euro sborsati a Trenitalia), mi alzo di colpo e mi dirigo in testa al treno, alla ricerca del capotreno. La sua assistente mi vede sconvolta: vuole darmi l’acqua, vuole farmi sedere. Io mi sento molto in imbarazzo per quello che sto per dire, ma non posso sopravvivere altre due ore così:

Il signore seduto accanto a me puzza.

Il capotreno mi cambia posto e mi colloca nel vagone 3, al posto A5. Arrivati a Milano mi dice che devo spostarmi al posto A2 per l’arrivo di nuovi passeggeri.

NON TUTTI I MALI…

Sto per sedermi nella mia nuova postazione quando una signora con accento nordico mi chiede se posso scambiare il mio posto vicino a lei con quello singolo del suo collega. Alzo lo sguardo sul “collega”. Volto familiare, ma lì per lì non mi suona nessuna campana nel cervello. I due si siedono vicini e iniziano a parlare della Russia, facendo scorrere alcune slide.

Ecco la sveglia: ma oggi al Salone non c’era una conferenza sulla Russia?

Mi lancio su Google e apprendo che sono seduta nel posto dell’ex direttore della Stampa e de La Repubblica, Ezio Mauro, a cui ho concesso il mio sedile. Così, mi godo in anteprima tutta la conferenza sulla Russia. Almeno stavolta non l’ho riconosciuto due giorni dopo, come è avvenuto a Perugia con Cruciani.

IL SALONE E LE DONNE

La prima cosa che colgo dei torinesi è che ci capiamo poco. A un ragazzo per strada chiedo dove posso mangiare un panino o un pezzo di pizza. Mi risponde: dipende da quello che vuoi mangiare!

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Torino costa. Costa senza che te ne accorgi. Dopo il check in all’Hotel Giotto (dove alla domanda: A che ora è la colazione? Ricevo la risposta: Indovini?) mi dirigo al Salone e spendo 8 euro tra firme e petizioni. Prima per gli ex tossico dipendenti e poi per Scarpetta Rossa, contro la violenza sulle donne…

Arrivo finalmente a Lingotto Fiere. Dopo una bella fila sotto al sole delle 14 (il Meteo dava pioggia) e un’ennesima fila per ricevere l’accredito (cioè un cartoncino senza nemmeno un portapass da mettere al collo), entro. Il Salone è immenso. Saluto con gratitudine Il Saggiatore e Fazi Editori che mi mandano sempre i loro libri. Seguo due conferenze sul femminismo, una diretta da Valeria Parrella, l’altra da Monica Lanfranco.

Nel primo incontro ho potuto conoscere la blogger Susanna Tartaro, di cui vi invito a visitare il sito. In pratica Susanna abbina un haiku a una notizia del giorno, per commentarla. Valeria Parrella, di cui tra l’altro ho comprato il libro recentemente (Enciclopedia della donna. Aggiornamento), è una forza della natura. Mi è piaciuta molto.

Nel secondo incontro si è parlato di essere femministe ed essere madri per presentare il libro Parole Madri – Ritratti di Femminismo. Ho trovato tutti gli interventi davvero interessanti, specialmente quando si è iniziato a parlare di maternità e omosessualità e quando si discusso dell’educazione dei bambini, troppo spesso sottovalutata (anche i maschietti sono confusi in questa epoca e mi riprometto di studiare qualcosa in più sui Masculine Studies).

Come sempre molte presenze femminili e poche maschili agli incontri, ma comunque mi piace il clima intimo che è stato creato da entrambe le moderatrici, nonostante si trattasse del “grande” Salone del Libro.

salone del libro 2017
L’Orma Editore

La sera mi tocca accontentarmi dell’Old Wild West per cenare. Tuttavia, uscita dalla Galleria 8 del Lingotto (dove si trova il locale), fa strano vedere che nei pressi del Salone tutto tace dopo il fermento.

salone del libro 2017

IL MUSEO EGIZIO E LA LIBRERIA INTERNAZIONALE

La mattina dopo mi reco emozionata al Museo Egizio. Un gioiello imperdibile che mi ha ricordato i bei tempi all’università e l’Ashmolean Museum di Oxford. Il biglietto costa un po’ ma viene fornita anche una video guida. In un certo senso, però, sono d’accordo con Luisa Carrada: troppe parole poco leggibili su vetrine e pannelli.

Aggiungo che i gruppi con le guide turistiche dovrebbero entrare in altre fasce orarie perché non consentono alle persone di vedere bene l’esposizione.

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La visita dura quasi due ore. All’uscita un gruppo musicale incredibile (Accordi Disaccordi) suona in piazza e due ballerini ballano perfettamente lo swing. Scopro solo mentre faccio il video (lo trovate sul mio profilo Facebook) che “i ballerini” erano due ragazzi del pubblico, che si erano prestati per l’occasione.

Finita l’esibizione entro nella Libreria Internazionale ( S T U P E N D A) dove ho scoperto le meravigliose edizioni Henry Bayle e ho acquistato un libro della Carocci davvero interessante.

  • Henry Bayle: piccola casa editrice che pubblica piccoli testi deliziosi. Una volta aperto il libro, le pagine vanno tagliate con il tagliacarte.
  • Simone Beta racconta la Storia dell’Antologia Palatina e della sua vita travagliata. Geniale.

libreria internazionale torino

Ho chiesto al commesso dove si mangia bene: da Mauro, mi dice. E Mauro sia. Il cameriere è gentilissimo. Mi porta agnolotti alla piemontese e mi lascia coi grissini. Vedendomi in difficoltà durante la scarpetta col ragù, arriva col pane. Ha capito.

Seguono verdure grigliate e Bunet, un delizioso budino tradizionale a base di cioccolata e amaretti. Ho sorvolato sul Chianti Toscano che mi hanno portato. Io volevo mangiare piemontese in toto

LA COPPIA NON SPOSATA

Di fronte a me sono seduti due signori di circa 70 anni che parlano amabilmente di cultura. Immagino subito che siano sposati. Parlano di Saramago, del libro Cecità. La signora dice che non è riuscita a finirlo. Peccato, è un bel libro. Poi iniziano a parlare dei gatti di lei e da quello capisco che forse sono solo amici. Non vivono insieme. Lei ha la fede, lui no.

Ecco perché chiacchieravano così bene…!

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RING COMPOSITION

Dopo pranzo arrivo in piazza Carlo Emanuele II. Mi riposo un po’ e mi dirigo verso Palazzo Madama per poi tornare alla stazione di Porta Nuova, dove mi aspetta il diretto per Roma. Salgo sul treno pregando di vivere un viaggio sereno. E per un paio d’ore è così. Chiedo ad una suora se vuole aiuto per caricare le borse. Mi dice: ormai ho fatto!

Esita 5 secondi e aggiunge: Certo, me potevi pure aiutà!

Al che d’impulso rispondo: Certo, stavo qua, me potevi pure chiamà!

Siamo romane tutte e due e quindi la suora mi prenota per scaricarle i bagagli alla fine del viaggio. Ci sto, mentre una serie di gentiluomini seduti accanto a lei ignorano beatamente la faccenda…

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Prendo postazione. Siamo 4 donne nei posti a 4. Come vuole la migliore delle ring composition, però, a un certo punto un ragazzo nei posti a 4 adiacenti chiede alla signora del mio tetra gruppo se vuole mettersi al suo posto per stare vicino al marito. Che gentile.

Peccato che quando arriva vicino a noi, arriva pure l’ennesimo tanfo. Più leggero di quello dell’andata, sia chiaro. Ma comunque per due ore soffro di nuovo. E penso: questo biglietto costa sempre 60 euro. Al tanfo si unisce la ragazza avanti a me che inizia a mangiarsi le unghie e a sputarle. Il suono del mio mp3 non riesce a coprire questi rumori snervanti di denti e saliva, che iniziano a farmi salire quel raptus omicida tipico di queste occasioni.

A Termini, dopo aver scaricato i bagagli della suora, mi lancio fuori dal treno. È finita.

Cerchiamo di concludere serenamente questo racconto e lasciamoci ispirare da una bella raffigurazione di Iside/Afrodite, culto di età tolemaica che unisce la dea greca a quella egiziana. Un forte simbolo al femminile.

E come direbbe Francesco Gabbani “la folla grida un mantra”.

OHMMM….

museo egizio torino

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