Nuovi modelli di eroismo per le bambine ribelli

bambine ribelli - letterature festival 2017

Il 21 Luglio il Festival delle Letterature ha salutato la Basilica di Massenzio con una serata tutta al femminile.

Aprono l’evento le note di chitarra classica di Elettra Bargiacchi e le letture di Valentina Cervi. La favole proposte sono un po’ particolari. Non raccontano storie di principesse in difficoltà, di draghi e di principi salvatori, bensì le vite di donne straordinarie: sportive, giornaliste, ma non solo. Anche le vite di donne comuni che, facendo cose ordinarie, hanno rivoluzionato il mondo con la loro intelligenza e la loro passione.

Ospiti d’onore di questo ultimo incontro sono infatti le autrici del bestseller Mondadori “Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli”, un libro che racchiude le vite di 200 donne famose, riscritte in chiave favolistica, e che rappresenta il caso editoriale dell’anno. È stato infatti il libro più finanziato su Kickstarter, nota piattaforma di CrowdFunding.

Coraggio e fiducia sono le parole chiave delle pagine di questo libro, piacevole da leggere e bello anche da vedere, visto che è stato illustrato dalle artiste di tutto il mondo.

Elena Favilli, giornalista e imprenditrice, e Francesca Cavallo, scrittrice e regista teatrale, portano sul palco due testi inediti. La prima ha incantato il pubblico con un dolcissimo racconto di infanzia dedicato a J.K. Rowling, autrice di Harry Potter. Un omaggio da fan e da scrittrice, in cui è stato esaltato l’amore per la realtà come input per l’immaginazione. Dall’incipit di Harry Potter veniamo trasportati nella natura toscana dove è cresciuta Elena, viviamo con lei l’adolescenza di una ragazza a cui piace leggere e scrivere, e che ha reso queste passioni il suo mestiere fondando Timbuktu, un magazine su Ipad per bambini.

Nessuno notò il grosso gufo bruno che passò con un frullo d’ali davanti alla finestra…

Quando è il turno di Francesca Cavallo, però, il tenero idillio di Elena lascia spazio alla questione di genere, raccontata in prima persona dalla collega. Con ironia, eleganza e chiarezza Francesca ha commosso gli spettatori esponendo la sua esperienza con il femminismo, una parola che rifugge sofferente i vecchi stereotipi (le femministe non si lavano e non depilano) e che oggi porta con sé ben altri significati.

In pochi minuti Francesca spiega la sua storia di bambina, che vede le donne della sua famiglia pulire e cucinare e gli uomini mangiare e chiacchierare; di ragazza, che vede privilegiare il compagno maschio nella scuola di teatro; e di donna, a cui gli uomini fanno battutine a sfondo sessuale invece di considerarla come un’imprenditrice. Con il suo discorso ha riassunto tutti gli stereotipi di cui è vittima il nostro Paese per retaggio culturale.

Luoghi comuni a cui non facciamo caso e che naturalmente vengono interpretati come la cosa giusta e normale, poiché l’unica proposta.

Immancabile la menzione al libricino di Chimamanda Ngozi Adichie, “Dovremmo essere tutti femministi”. Un volumetto che, con la stessa elegante semplicità del discorso di Francesca, ha dato luce al nuovo significato dell’essere femministi:

Un uomo o una donna che dice sì, esiste un problema con il genere così com’è concepito oggi e dobbiamo risolverlo, dobbiamo fare meglio. Tutti noi, uomini e donne, dobbiamo fare meglio.

C’erano molte bambine tra gli spettatori. Sono bambine fortunate perché avranno l’opportunità di rispecchiarsi in nuovi modelli di eroismo femminile. Con i programmi scolastici c’è ancora molto lavoro da fare, ma almeno esistono eventi di questo tipo per informare e aprire nuovi orizzonti di comprensione e dialogo tra i generi.

Forse la serata è stata anche una risposta indiretta alle critiche che ha ricevuto il libro, poiché indirizzato alle sole bambine, definite peraltro ribelli. È vero che che le donne non dovrebbero essere trattate come una fauna a parte, per dirla con Oriana Fallaci, ma è pur vero che è stato così per molto tempo.

Pubblicare un libro per offrire alle bambine nuovi modelli femminili è una provocazione nei confronti degli innumerevoli modelli maschili, come anche l’aggettivo “ribelli”. Certo, in un mondo perfetto un bambino può ispirarsi a Marie Curie e una bambina ad Einstein, ma per ora direi che anche solo il tentativo di proporre alle ragazze qualcosa di diverso dalla fallocrazia, e dunque considerabile “ribelle” rispetto al canone secolare, sia comunque apprezzabile!

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